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Foto del restauro
"Monumento ai caduti"
Opera monumentale in bronzo di circa 3,5 metri commissionata dal comune di Chioggia nel 1925 e realizzata da Domenico Trentacoste nel 1926 in memoria ai caduti della prima guerra mondiale. Fusa a Pistoia nelle fonderie Capecchi, come specificato nell’incisione sul basamento, l’opera rappresenta un angelo che sorregge un caduto. Il metodo di fusione usato è quello della cera persa: questa tecnica si applica a sculture complicate, delle quali si desidera ottenere un unico esemplare o un numero limitato di copie. Lo scultore preparava un modello in creta delle dimensioni della statua che si voleva ottenere; da esso si traevano dei calchi a settori staccati che venivano poi rivestiti all’interno con uno strato di cera dello spessore che si voleva dare al bronzo; i vari settori di calco venivano poi assemblati e nella cavità interna veniva colato un impasto di argilla.
Nonostante il Trentacoste si fosse distinto in precedenza per la delicatezza delle sue opere (la Derelitta, Berenice) si nota in questa composizione una per lui insolita maestosità, probabilmente dovuta alle influenze politiche del periodo. Tale accezione è palesata dalla posizione dell’angelo, il quale sorregge il caduto con atteggiamento non pietoso ma anzi con portamento austero ed espressione coraggiosa. La figura stessa del caduto mostra un dolore compito e non drammatizzato.
Il basamento, di fattura abbastanza lineare, è in granito rosa di Baveno e presenta degli ornati solo nella parte superiore. La parte frontale presenta la scritta: "CHIOGGIA AI SUOI FIGLI CADUTI PER LA PATRIA 1915-1945" in cui si ricordano le due guerre mondiali. In fase di restauro si è però evidenziata una precedente dicitura recante le date della prima guerra mondiale.
I FENOMENI DI DEGRADO Il monumento ai caduti nasce come scultura da sempre posta in ambiente esterno e soggetta, quindi, non solo ai naturali mutamenti tipici di un materiale vivo come il bronzo, ma anche al deterioramento causato dalle condizioni ambientali ed atmosferiche in cui si trova. Proprio per questo l’opera
è stata oggetto di innumerevoli cause di degrado che hanno portato alla
completa scomparsa della patina data dall’artista ed hanno creato una
situazione superficiale estremamente diversificata visibile anche ad occhio
nudo. I tipi di inquinanti presenti nelle nostre atmosfere quando sono di tipo solido contribuiscono alla formazione di grosse incrostazioni gessose, mentre se sono allo stato liquido, o meglio solubili in acqua come i nitrati, i solfati e i cloruri (questi ultimi caratteristici soprattutto in zone vicine al mare) determinano effetti visibili in gran parte della superficie del monumento. Le zone coperte da grosse incrostazioni ovviamente apparivano deformate e nascondevano la finezza del modellato sotto alti ispessimenti molto duri e compatti (croste nere). Le zone della statua più esposte all’acqua piovana come le ginocchia risultavano dilavate e spatinate a causa dell’azione abrasiva e dell’acidità dell’acqua stessa.Il degrado di questo monumento è quindi dovuto all’ambiente che lo circonda e agli interventi che l’uomo ha portato su di esso negli ultimi ottanta anni. Se da una parte le escursioni termiche, la forte umidità, i fenomeni di condensa e gli aerosol marini hanno portato all’ossidazione dell’opera, è anche vero che questa è posta in una zona di grande traffico e quindi soggetta, soprattutto nella parte Sud, a fenomeni di degrado dati dall’inquinamento. A ciò si devono inoltre aggiungere i depositi organici dati dal guano dei piccioni che in alcuni casi hanno usato il punto di giunzione tra le due statue per farvi il nido. Nelle parti più esposte del bronzo si sono inoltre notate delle lacune di dimensione variabile (cancro del bronzo) che in corso d’opera sono state reintegrate e trattate con opportune metodologie. |
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Copyright 2005 Nicoletta Perini. |